Bersani, Renzi e le primarie del centro-sinistra, la legge di stabilità e il Partito Democratico 3.0

Le primarie di coalizione del Centrosinistra, per il candidato premier, sono ormai alle porte e sia Pierluigi Bersani che Matteo Renzi, i maggiori candidati alla vittoria finale con il permesso di Nichi Vendola, se le stanno dando di santa ragione e senza esclusione di colpi.

I due candidati del PD hanno individuato Bologna come sede per gli ultimi comizi. Ieri Renzi è stato al Baraccano, dopo le polemiche per la non concessione di una sala alla “Bolognina”, luogo storico per chi conosce la storia del PCI e oggi Bersani è al Paladozza. Comunque vada, da lunedì ci sarà un altro Partito Democratico, un Partito Democratico versione 3.0.

Da queste primarie di coalizione il segretario Bersani si aspetta, come del resto tutto il Partito Democratico, una buona affluenza di cittadini. Verrebbe considerato un successo da parte dei vertici del PD raggiungere i 2 milioni di iscritti anche se l’incognita delle primarie di coalizione e le modalità di svolgimento, potrebbero allontanare la gente dai seggi. Tra i due litiganti si potrebbe inserire, come è già avvenuto in passato per elezioni comunali di Napoli, Genova e Milano, un “outsider”, una persona non iscritta al PD ma che poi, “obtorto collo”, venga accettato e votato anche dal popolo PD e che potrebbe prendere le sembianze del presidente della Regione Puglia.

I candidati scesi in campo per le primarie del centrosinistra sono Renzi, sindaco di Firenze; Bersani, segretario del Partito Democratico; la Puppato, consigliere Regionale del Veneto; Tabacci che è contemporaneamente assessore a Milano e deputato a Roma; ultimo in ordine di presentazione, ma non meno importante rispetto agli quattro, è Vendola, presidente della Regione Puglia ed esponente del SEL. Nel caso che Bersani vincesse e diventasse candidato premier del centro-sinistra non succederebbe nulla, o quasi. Cosa differente sarebbe se uno degli altri quattro candidati, con Renzi in testa, andasse al ballottaggio e riuscisse a spuntarla alla fine.

Il PD, che è dato dai sondaggi attorno al 30%, rischierebbe una scissione in quanto una buona parte dei Democratici non accetterebbe mai un candidato premier che non fosse Bersani. Fantascienza, fantasie pre elettorali? Può darsi, ma quello che si è letto, sentito e visto durante la campagna elettorale, pro o contro Renzi, condurrebbe in questa direzione e le conclusioni da trarre sarebbero ovvie.

Ci spiace constatare che negli ultimi tempi Bersani sia diventato un supporter del presidente Monti e della sua politica. Non amato dalla base PD e in modo particolare da una buona parte della sinistra-sinistra, Monti è riuscito a portare avanti una politica di riforme strutturali che “a naso” ha toccato negativamente più l’elettorato di centro-sinistra che quello di centro-destra e qui qualcosa non funziona. Come all’epoca dell’entrata nell’Euro e la tassa di solidarietà, il popolo democratico comprende che qualcosa non funziona ma dà lo stesso la fiducia a chi si è comportato da carnefice nei confronti della gente e in modo particolare dei più deboli.

La strana maggioranza PDL, PD e UDC ha supportato un Governo che non verrà ricordato, come qualcuno vorrebbe far credere, come il Governo che ha salvato l’Italia ma quello che ha salvato altri interessi, banche in testa. Monti avrà ridato credibilità internazionale ma ne siamo sicuri veramente oppure è un auto-convincimento solo per sentirsi meglio e affrontare il futuro con più tranquillità? Ci è ancora ignoto sapere oggi perché il PD, che probabilmente diventerà il primo partito a livello nazionale, debba fare sempre riferimento a Monti e alla sua fantomatica agenda (o sarebbe meglio scrivere quella dell’Europa?) e pensare a lui anche nel caso di vittoria alle elezioni di marzo del 2013. Ma la sinistra italiana, e in modo particolare il PD, non ha donne e uomini che si possono assumere responsabilità senza dover ricorrere a personalità esterne?

L’Italia ha un debito “monstre” e le decisioni adottate dal Parlamento negli ultimi 12 mesi, come il fiscal compact e il pareggio di bilancio nel 2013, (quest’ultimo inserito in Costituzione su pressione delle autorità europee), rischia di far precipitare la situazione. Viste le esperienze di altri paesi i presupposti non sono dei migliori. Purtroppo l’Europa, alla quale si rivolgono la maggior parte dei nostri politici come se fosse la stella polare, si sta dimostrando matrigna e insensibile rispetto ai paesi che sono in difficoltà, come l’Italia. Abbiamo la memoria corta e ci si ricorda solo della Grecia e così ci si dimentica che l’Irlanda e il Portogallo sono anche loro in “braghe di tela” e gli sforzi per venirne fuori stanno peggiorando le condizioni di vita della loro popolazione, ma guai a parlarne e dire che la stessa medicina, non a misura del paziente, lo sta portando alla fossa.

Apprezziamo il senso di responsabilità del PD che se da un lato ha permesso al nostro paese di riguadagnare credibilità internazionale con il Governo Monti, dall’altro lato non ha fatto fare quei passi avanti sperati in quanto, pur con provvedimenti lacrime e sangue di questo Governo, il famigerato spread tra il nostro Btp e il Bund tedesco si è attestato attorno ai 350 punti (con interessi al 5%) e tutti gli altri parametri, a cominciare dal debito pubblico, disoccupazione, PIL sono peggiorati.

Le riforme della ministro Fornero sulle pensioni e sul lavoro, ha creato gli esodati nella prima riforma e nessun posto nuovo nella seconda riforma, fino ad ora. Non è possibile che Bersani possa accettare così supinamente quello che sta avvenendo in Parlamento senza alzare la voce ma questo è quello che è successo. La firma per la produttività di questi giorni ne è la prova tangibile del dirigismo governativo e dove tutti i sindacati e le parti sociali si sono seduti al tavolo meno la CGIL della Camusso. Il più grande sindacato italiano, che ha come riferimento la sinistra e il PD in particolare, è l’unico della Triplice che si è messo di traverso in molte trattative cosa che invece non è avvenuta come con la Cisl di Bonanni che, insieme a Casini (UDC), si è sempre dichiarata un grande supporter del professore di Varese, a prescindere.

Ritornando alla firma sulla produttività di questi giorni, il futuro per i lavoratori si prospetta veramente duro, visto che tra gli accordi vi è anche la possibilità in caso di crisi (stato normale in questo periodo) di demansionare un dipendente tagliando anche il salario/stipendio. Sono questi provvedimenti giusti per la crescita? Potranno esserlo alla lunga ma considerando la contingente situazione economica, il rischio di massicci decrementi salariali è forte non essendoci più gli aumenti automatici. Il rischio di affamare la gente non c’è sull’immediato ma di renderla più povera si. Chi è quell’imprenditore che paga di più un dipendente potendo invocare la crisi? Nessuno.

In merito alle dichiarazioni del presidente della Repubblica su Mario Monti e la sua candidatura alle prossime elezioni politiche, noi lo avevamo già scritto che il professore, essendo Senatore a vita, fosse “ingessato” nel fare attività politica diretta così come invocarne la “discesa” in campo nelle politiche del 2013. Certo che la cooptazione politica fatta da Napolitano, con un metodo quasi semipresidenziale, non solo non ne ha limitato l’orizzonte politico di Monti, ma, per certi versi gli ha permesso di sentirsi ancora più forte e le varie dichiarazioni di questi mesi sono li a testimoniarlo. La sua nomina a Senatore a vita è stata un “escamotage” trovata da Napolitano per nominarlo presidente del Consiglio e così evitare polemiche dopo le dimissioni del Governo Berlusconi.

Oggi tutti tirano il Senatore a vita per la giacchetta, dimostrando ignoranza costituzionale, e così il presidente Napolitano, fino conoscitore della Costituzione, ha ricordato che Monti, essendo Senatore a vita, non si può candidare ma nel caso vi fosse un accordo sul suo nome, cosa che potrebbe avvenire dopo le elezioni, il suo ufficio a Roma è Palazzo Giustiniani, luogo deputato ai Senatori a vita. Chiaro il messaggio del presidente? Mario Monti potrebbe essere l’uomo giusto per tutte le stagioni e addirittura presidente della Repubblica.

La Legge di stabilità sta per diventare legge (manca il passaggio in Senato) e la protesta degli Enti locali sta aumentando più si avvicina la data della sua approvazione. Le minacce di dimissioni dei sindaci non sono ancora rientrate. Come dichiarato da molti primi cittadini, sia di destra che di sinistra, e dai presidenti delle Regioni di vario colore politico, i pesanti tagli previsti dal Governo con la spending review (ricordiamo che doveva essere “ad invarianza di servizi”) metteranno in ginocchio gli Enti locali che avranno difficoltà a fornire i servizi offerti fino ad ora. Cosa potrà succedere non si sà. Basterà aumentare di 1 punto l’IVA o fare il gioco delle tre carte per salvare capra e cavoli? Anche in questo caso è strano vedere come i politici che stanno nei palazzi romani e sono dello stesso colore di chi è sindaco o presidente di regione, lasci che il Governo tecnico metta in pericolo lo stato sociale non mettendosi di traverso e curando così solo i propri interessi. Una legge di stabilità riscritta con piena soddisfazione dei politici, sia di destra che di sinistra, che ad invarianza di saldi non ha messo in pericolo tutta l’architettura della legge con buona pace dei cittadini. Brunetta (PDL), uno dei relatori di maggioranza insieme a Baretta (PD), ha detto che si tratta di un buon accordo considerando i vincoli. Ma perché quando c’è stata la riforma del lavoro e delle pensioni non si sono comportati come ora, “aiutando” il Governo ad essere meno severo.

Casta, antipolitica e rottamazione. Sono tre delle parole più in voga di questo periodo. La gente è stufa di chi ci governa (casta) e dei tanti politici che non hanno né arte ne parte. Questo malessere comporta la nascita di movimenti politici nuovi come i Grillini (antipolitica) e in contemporanea c’è invece chi chiede che i politici di lungo corso si facciano da parte (rottamazione). Ogni volta che si vuole introdurre qualcosa di nuovo in Italia si fa riferimento ad altri stati e in modo particolare agli USA: E vero che il presidente USA può rimanere in carica, se rieletto, solo per due volte consecutive ma nulla vieta ai rappresentanti e senatori di presentarsi ad ogni elezione e questo è il caso della repubblicana Michele Bachmann che è stata eletta per il quarto mandato consecutivo alla Camera dei Rappresentanti e nessuno del GOP (Grand Old Party) ovvero i repubblicani, ha chiesto di non ripresentarsi alle elezioni ma gli USA sono un altro continente e li viene premiato il merito, ma questo è un altro discorso.

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Informazioni su Bruno Angelo Porcellana

Mi piace viaggiare, scattare fotografie e sono molto curioso. Mi piace la multimedialità artistica in tutte le sue forme. Sono un appassionato fotografo, mi piace scrivere ma più di tutto sono interessato alle novità, mi piace scoprire e imparare. Mi piace andare al Cinema. Mi piace sentire la musica in generale, dall'Hard Rock alla sinfonica. I love take pictures, I love writing and I am very curiuous. I like to travel. I like the multi-media in all its forms, video and audio. I'm curious, I like to discover and learning. I like to go to the cinema, I like to hear the music from hard rock to symphonic.
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