Monti è un fiume di parole in piena, quasi tracima e il Partito Democratico presenta i candidati in Parlamento non senza polemiche.

L’anno è iniziato da pochi giorni e le polemiche sulla salita in politica di Monti non accennano a diminuire, anzi, più passano i giorni e più pesanti diventano le accuse nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio. Da quando Monti ha fatto capire che si sarebbe schierato, ha iniziato a ricevere “schiaffi” sia da destra che da sinistria. Il PD, con il suo segretario Pierluigi Bersani, ha chiesto che rimanga superpartes e non si schieri con alcuno mantenendo quella terzietà che lo ha fatto governare per molti mesi con una maggioranza particolare; richiesta difficile da esaudire ma ci si può sempre arrampicare sugli specchi. Dopo averlo cercato e non averlo “circuito”, anche Silvio Berlusconi critica Monti e chi lo sostiene in questo progetto per l’essere venuto meno ai presupposti che fecero nascere il suo governo. Il Senatore a vita Monti, in questo periodo della sua attività politica, è un fiume in piena di parole, tracima, non si trattiene più. Se Berlusconi ha fatto il pieno di trasmissioni e comparsate nei mesi passati ovvero da quando è “ridisceso in campo” e per questo irritando molti persone nel Parlamento e non solo, il premier lo sta seguendo a ruota. Le dichiarazioni rilasciate in questo periodo dall’ex rettore della Bocconi, si scontrano con l’approccio molto misurato e parco avuto durante i primi mesi del suo mandato dove è stato poco propenso a rilasciare interviste, specialmente in Italia, ma non facendo mancare il suo verbo sugli organi di stampa internazionali.

Il presidente della Repubblica, durante l’ultimo discorso del suo settennato fatto a capodanno, tra le varie cose dette, ha dichiarato che il Senatore a vita Monti ha tutto il diritto di fare politica e che non c’è nessuna norma che lo vieti. Sarà, ma dopo le irritazioni del Colle dei mesi passati a seguito della decisione presa, questa è sembrata un’attestazione di stima più formale che sostanziale nei confronti del professore di Varese visto che l’ex Commissario europeo è stato nominato proprio da Napolitano e questi, dopo aver fiutato il progetto centrista, ha cercato in tutti i modi di evitare che scendesse direttamente nella competizione elettorale ma nulla è servito a fargli cambiare idea. Il professore, avendo deciso di essere il capo coalizione di questo “rassemblement” messo in piedi negli ultimi mesi dal Ministro Riccardi e da altri i moderati che si riconoscono nella sua agenda come Casini e Montezemolo, non poteva che salire in politica, anche a rischio di mandare a monte tutto il lavoro prodotto in 13 mesi in qualità di capo di governo. Che avesse deciso di fare il famoso passo e non rimanere un “cooptato” a vita, era ormai nell’aria e i primi segni si sono avvertiti quando, dopo l’estate, presentando la legge di stabilità (l’ex legge finanziaria) erano stati previsti sgravi e provvedimenti di natura più politica che tecnica, anche se poi modificati quasi in toto dal Parlamento. Che il governo Monti fosse, e per certi versi lo è ancora, un governo tecnico “sui generis” lo si è visto anche dai primi momenti della sua composizione quando tra Ministri e Sottosegretari di tecnici puri se ne sono visti poco. Alzi la mano chi conosce un Ministro tecnico puro senza una giacchetta politici e la candidatura di queste ore in qualità di capolista ad Alessandria e Torino dei ministri c ne sono la dimostrazione. Anche la Chiesa ha fatto la sua parte sponsorizzando in passato Ministri e supportando ora il progetto Monti con un editoriale sul giornale della Santa Sede. Le elezioni si avvicinano e anche il premier dimissionario, come abbiamo scritto in precedenza, ha iniziato a familiarizzare con i media e con le promesse di carattere elettorale molto care ai politici di lungo corso. Lasciateci dire che diventa difficile, con tutto rispetto, pensare che il programma della Lista Monti sia progressista (come lui ha dichiarato) e che Casini sia diventato un paladino delle riforme ma tant’è, vendere l’usato sicuro…

 

Nell’ultimo week end si sono svolte le primarie per i candidati parlamentari del PD. Anche in questo caso ci sono state le polemiche per i risultati che i candidati hanno ottenuto e le modalità di candidatura. Dall’affermazione di Rosi Bindi, inviata in Calabria a prendere il passi per il Parlamento, passando alla cocente sconfitta di Giorgio Gori, spin-doctor di Matteo Renzi, in quel di Bergamo. Altri aspetti delle primarie dei parlamentari hanno portato polemiche nel Partito Democratico. A Bologna, per esempio, l’alternanza di genere (uomo e donna) voluta a livello nazionale rischia di tagliare fuori Sandra Zampa, portavoce di Romano Prodi (potenziale successore di Napolitano sul Colle) a favore di un uomo della società civile come Paolo Bolognesi. Non è detto che sia così ma come i vertici del PD hanno sempre ripetuto, le regole valgono per tutti e anche questa volta dovranno essere rispettate (forse con deroga, chissà) e la parola fine verrà detta solo il 5 gennaio 2013 con la decisione della direzione regionale del PD. Attendiamo fiduciosi. I “renziani” sono stati i veri sconfitti in queste primarie dei parlamentari del PD anche se nel panorama nazionale ci sono state alcune affermazioni importanti degli esponenti del sindaco di Firenze come quella dell’ex sindaco di Piacenza e suo sostenitore nel tour elettorale, Roberto Reggi, ma è polemica sulla mancata presenza mediatica dell’ex candidato premier che non ha fatto “campagna” per i candidati che facevano riferimento alla sua persona e questa assenza, aggiunta al fatto che la maggior parte dei candidati PD “puri” rivestissero ruoli molto visibili all’esterno ha fatto il resto. I due “renziani” esclusi a Bologna sono l’on. Salvatore Vassallo e il Consigliere comunale Benedetto Zacchiroli che non sono riusciti a sfondare. Purtroppo per loro, e per i loro sostenitori, due debolezze non hanno fatto una forza.

I dati ottenuti in queste consultazioni non sono eccezionali e il milione e 200 mila elettori non è molto se si prendono come riferimento i 3 milioni e 200 mila che si presentarono alle primarie per il candidato premier di un paio di mesi orsono ma sono sicuramente un successone rispetto a tutti gli altri partiti (esclusi SEL e il Movimento 5 Stelle) che non hanno fatto né le primarie per il candidato premier né per i parlamentari: altro che parlare di voler dare voce ai cittadini e di rinnovamento della politica. Quanto successo in questi mesi è stato l’ennesimo teatrino della politica ormai inviso alla maggioranza dei cittadini italiani e che potrebbe avere un grande peso sulle sorti dell’Italia alle prossime elezioni politiche, convogliando il consenso su movimenti nuovi o definiti in modo sbagliato, a nostro parere, rappresentanti dell’antipolitica come il Movimento 5 Stello di Beppe Grillo. Il 24 e 25 febbraio si avvicina e dobbiamo attendere poco per sapere il futuro politico dell’Italia.

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Informazioni su Bruno Angelo Porcellana

Mi piace viaggiare, scattare fotografie e sono molto curioso. Mi piace la multimedialità artistica in tutte le sue forme. Sono un appassionato fotografo, mi piace scrivere ma più di tutto sono interessato alle novità, mi piace scoprire e imparare. Mi piace andare al Cinema. Mi piace sentire la musica in generale, dall'Hard Rock alla sinfonica. I love take pictures, I love writing and I am very curiuous. I like to travel. I like the multi-media in all its forms, video and audio. I'm curious, I like to discover and learning. I like to go to the cinema, I like to hear the music from hard rock to symphonic.
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