Governo Bersani 1.0 – Il tempo scorre e Napolitano lo aspetta al Colle per affidargli l’incarico….

Mancano circa 24 ore prima che Pierluigi Bersani, incaricato dal presidente Napolitano, salga nuovamente al Colle per riferire degli incontri avuti in questi giorni con partiti, parti sociali e società civile e riferisca la presidente se ha trovato i numeri per avere la fiducia o meno in Parlamento e dare vita così al primo Governo Bersani, ovvero il primo Governo di sinistra nato dalle urne e non da giochi di Palazzo come accadde con il Governo D’Alema.
La situazione politica è complessa. I numeri, per formare un Governo che non sia di larghe intese tra tutti i partiti, non ci sono. Il PD ha l’autosufficienza alla Camera ma soccombe al Senato e solo con il coinvolgimento del PDL riuscirebbe a governare ma né il leader del PD né molti altri esponenti del partito Democratico di cui è segretario vogliono e desiderano governare insieme al partito di Berlusconi. Da un certo punto di vista comprendiamo lo stato d’animo del maggior partito della sinistra e dei suoi esponenti alle prese con una patata bollette come quella della formazione del Governo. I primi due scogli, ovvero l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento, sono stati superati eleggendo l’ex Procuratore antimafia Pietro Grasso, in quota PD al Senato (eletto anche con i voti di alcuni esponenti del M5S) mentre alla Camera è stata eletta Laura Boldrini, in quota SEL con i soli voti del Centrosinistra.
Bersani, che è arrivato prima alle ultime elezioni ma che non ha vinto, ha ricevuto l’incarico in quanto testardamente lo ha voluto e in considerazione che avendo ottenuto più voti alla Camera (pochi migliaia in più rispetto al PDL) era quasi un atto dovuto anche se costituzionalmente non previsto. Probabilmente anche noi, se fossimo stati al posto di Bersani, ci saremmo comportati nella sua stessa maniera e non valutando in maniera corretta il rischio che un fallimento nella formazione del Governo ne determinerebbe anche la fine della carriera politica, in qualità di “big”.
Come abbiamo scritto in più occasioni, il PD si trova in questa situazione per una serie di fattori sia interni che esterni al partito e alla venuta a meno di Berlusconi nel novembre 2011. La nascita del Governo Monti, benedetta da Napolitano con l’avvallo di Berlusconi (non dimentichiamoci che Monti è stato nominato senatore a vita dal Colle con un provvedimento controfirmato dall’allora presidente del Consiglio) è stato l’inizio della fine per il PD. Il senso di responsabilità con il quale il PD ha sostenuto Monti e l’appiattimento sulle posizioni montiane – rigore rigore e rigore, ha fatto il resto. Sfidiamo chiunque ad affermare il contrario che se si fosse andati alle elezioni il centrosinistra, porcellum o non porcellum, avrebbe non vinto ma stravinto invece. Bersani – candidato premier da statuto del PD – senza fare le primarie di coalizione avrebbe preso la barra in mano e guidato il paese. Invece cosa è successo. Su false informazioni, come quelle che il paese era sul baratro della bancarotta, dell’impossibilità di pagare gli stipendi degli statali e dello spread alle stelle – refrain che si sente dire dagli esponenti di sinistra ogni volta che si guardano programmi televisivi – si è costituito un Governo di Unità nazionale formato da PDL, PD e UDC.
Il risultato del Governo Monti è sotto gli occhi di tutti e le dimissioni del ministro degli Esteri Terzi di queste ore a seguito della questione dei due sottufficiali del Reggimento “San Marco” sono la prova provata che il governo dei tecnici ha fallito. Un fallimento su tutti i fronti e con la presunzione del suo presidente di poter essere l’ago della bilancia anche dopo le elezioni si è inventato un partito che ha contribuito ad ingarbugliare ancora di più la matassa. Casini, uno dei più strenui sostenitori di Monti è riuscito a malapena a fare rientro in Parlamento come senatore ma c’è stata la dissoluzione dell’UDC. Gianfranco FINI, esponente di spicco del FLI, ex segretario del MSI e Alleanza Nazionale, ex presidente della Camera, famoso per la sua lite con Berlusconi, oggi si ritrova senza seggio e senza partito. Non ci sono parole a spiegare questi tracolli personali e di partito.
Ritornando al PD e Bersani, la mancanza di coraggio dei vertici democratici e l’avere riposto la fiducia nelle primarie dei 3 milioni e 200 mila militanti che hanno partecipato non ha reso un bel servizio alla Nazione. Il competitor sconfitto da Bersani, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, dopo le primarie si è defilato ed è stato ritirato fuori solo in fase avanzata di campagna elettorale non portando molta acqua al suo mulino. Il Governo Monti con le sue scelte sbagliate (dalla riforma delle pensioni con la via crucis degli esodati, passando alle varie riforme sul lavoro della Fornero e a quelle mancate di Passera) ha fatto si che molti vedessero nella vecchia politica un qualcosa di negativo e che indirizzassero il voto ad altri lidi, vedasi il M5S. Non ci si dimentichi dell’astensionismo degli italiani che dopo il M5S è stato sicuramente l’altro vincitore dell’elezioni.
Oggi la situazione è la seguente. Un Bersani che cerca di fare il governo rincorrendo il M5S e alle sue idee (ma quali sono quelle che possono essere simili? L’abolizione delle Province? La diminuzione dei Parlamentari?) Effettivamente una parte del movimento di Grillo è più vicino alla sinistra che a destra, come lo è anche l’elettorato (forse pentito) ma è pur vero che i proclami dei suoi leader vanno a cozzare con quello che sono e che sono stati i comportamenti del PD. Non basta trovare 8 punti comuni per fare un Governo. Con quali maggioranze e fino a quando questo potrebbe andare bene – con il rischio di andare sotto sempre – e il metodo Crocetta (presidente della Sicilia) che governa con il supporto anche degli esponenti M5S a livello nazionale rischia di non essere adeguato anche perché i sistemi sono differenti.
Ma dove è il vero punto del contendere a livello politico nazionale. Il vero contendere non è chi andrà al Colle al posto dell’ex comunista Giorgio Napolitano o della costituzione del Governo Bersani, ma quali garanzie possa fornire il centrosinistra al leader del PDL nel ci fossero richieste “pesanti” da parte della Magistratura e la posizione che prenderebbero i Senatori PD. Berlusconi è Senatore e se i numeri ballano per Bersani per la formazione del Governo a maggior ragione ballano per il Cavaliere di Arcore ed è questo il punto fondamentale affinché possa nascere un governo a guida Bersani. Fantapolitica. Potrà apparire ma dobbiamo ricordare che nei corridoi dei palazzi romani di un qualcosa simile all’immunità a favore dell’ex presidente del Consiglio se n’è parlato. Dopo questo ragionamento si comprende meglio la situazione di Berlusconi e le conversioni a U dell’ex Ministro Brunetta, ora capogruppo PDL alla Camera, che ha affermato che il programma di Bersani è sovrapponibile a quello loro. Stupefacente. Noi siamo convinti che non ci sia la volontà di andare alle urne, anche perché, con il semestre bianco di Napolitano, queste sarebbero rimandate fino all’elezione del nuovo presidente.
Noi pensiamo e su questo siamo confortati da analisi e valutazioni di commentatori e famosi costituzionalisti, o con l’articolo 94 della Costituzione o con l’art. 92 (incarico a persona senza avere la maggioranza) il balletto del Governo, almeno domani, terminerà. Bisognerà vedere se Bersani o altra persona designata, accetterà di formare il Governo spostando in avanti la questione e permettendo al Parlamento e agli esponenti regionali di eleggere il nuovo presidente.
In tutto questo non ci si deve dimenticare del ruolo del M5S di Grillo che si è messo di traverso. Grillo, come del resto i suoi Senatori e Deputati, considera gli altri partiti la vecchia politica e non più in grado di dare risposte adeguate e pensa di non avere nulla da condividere per il bene del paese se non quello della realizzazione del proprio programma. Il tempo sta per scadere, tra poco vedremo quali saranno le decisioni assunte da Napolitano dopo aver ascoltato Bersani, e sulla base di queste, il paese potrà capire un po’ di più sul futuro politico di questa Nazione e dei suoi cittadini.

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Informazioni su Bruno Angelo Porcellana

Mi piace viaggiare, scattare fotografie e sono molto curioso. Mi piace la multimedialità artistica in tutte le sue forme. Sono un appassionato fotografo, mi piace scrivere ma più di tutto sono interessato alle novità, mi piace scoprire e imparare. Mi piace andare al Cinema. Mi piace sentire la musica in generale, dall'Hard Rock alla sinfonica. I love take pictures, I love writing and I am very curiuous. I like to travel. I like the multi-media in all its forms, video and audio. I'm curious, I like to discover and learning. I like to go to the cinema, I like to hear the music from hard rock to symphonic.
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