Napolitano-PD. Incontro/scontro sulla formazione del governo. Quando la realtà supera la fantasia e i cittadini non capiscono nulla…

La settimana politica è iniziata con il re-insediamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale, prima di giurare, ha dovuto dare le dimissioni da presidente e solo successivamente, ai sensi dell’art. 91 della Costituzione ha prestato giuramento di fedeltà di fronte al Parlamento riunito in seduta comune presso la Camera dei Deputati. Si è trattato di una procedura nuova in quanto mai, nella storia repubblicana, un presidente era stato rieletto nell’Ufficio di presidente della Repubblica. Napolitano, 87 anni, oltre ad essere entrato nella storia per essere stato il primo presidente ex comunista lo sarà ancora di più in quanto presidente bis. Il discorso alle Camere in seduta comune è stato più un discorso di un premier che di un presidente. Ha tracciato il solco nel quale il futuro presidente del Consiglio dovrà operare con il sostegno di quella maggioranza di coalizione che obtorto collo si dovrà fare e se nel caso ciò avvenisse la strada della Legislatura è segnata.
Certamente c’è da considerare quello che è avvenuto dal novembre 2011 (dimissioni del Governo Berlusconi) e le premesse, considerato i danni che la scelta di Mario Monti, professore con “pedigee”, non sono delle migliori ma la gente dovrà accettare le decisioni di un Governo sostenuto da un Parlamento legittimato dai cittadini ma che non è riuscito ad avere una maggioranza vera. Come tutte le maggioranze di coalizione, seppur con una forte connotazione politica e non tecnica, il Governo dovrà volare basso anche perché, i moniti del Presidente, seppur dichiarati ai 4 venti con allusioni più o meno velate di adozione di provvedimenti gravi (leggasi dimissioni/scioglimento delle Camere), alla luce degli scarsi risultati ottenuti nei mesi passati sembrano delle carezze e non dei cazzotti e la reazione dei Parlamentari (che secondo noi non hanno compreso quello che il presidente stava dicendo) è agli atti.
Come sia avvenuta l’elezione di Napolitano ormai è chiara a tutti. I 738 grandi elettori dei maggiori partiti (PD, PDL, Lega e Scelta Civica), una grande maggioranza, hanno deciso che dopo il siluramento dei due candidati PD, Franco Marini e Romano Prodi, a causa di veti incrociati all’interno dei Democratici stessi, che per uscire dall’impasse istituzionale l’unica maniera fosse quella di rivotare il presidente in carica. Accordo fatto in poco tempo e il Ri-Napolitano è stato fatto. In questi giorni abbiamo sentito molti commentatori politici descrivere Giorgio Napolitano, politico di lungo corso – in Parlamento dall’età di 28 anni – come una persona che ha sempre accettato gli incarichi obtorto collo. La sua storia è li a testimoniarlo e l’ultimo “step”, ovvero la riconferma al Colle, è arrivata dopo molti no detti nei mesi passati.
Secondo noi, la decisione di accettare la riconferma ha radici lontane, anche se non lontanissime, acclarandosi solo la settimana scorsa. Noi siamo del parere che la decisione di accettare il re-incarico si debba far risalire alla “salita in campo” di Mario Monti, ovvero di quel presidente del Consiglio tecnico/politico di un Governo che alla fine dei conti è stato mal sopportato ed è stato la causa di molti mal di pancia in area PD ed è ancora in carica per gli affari correnti.
Da parte nostra siamo convinti che la “non vittoria” del PD la si debba far risalire alla nascita del primo e forse, ultimo, governo Monti. Se il PD si fosse assunto la responsabilità di governare e non di dire che per senso di responsabilità appoggiava il professore di Varese, oggi non ci troveremmo in questa situazione.
Porcellum o no, il PD avrebbe avuto una schiacciante maggioranza e il suo segretario non avrebbe dovuto fare la questua ai Grillini per formare un governo, visto che il PDL era la causa delle elezioni anticipate e come tale inaffidabile (memorabile l’affermazione di Bersani con il “ti conosco mascherina” riferito a Berlusconi).
Invece la storia è andata in modo differente. Alla fine il cerino acceso è rimasto in mano al PD che, con le contraddizioni interne che lo hanno contraddistinto fin dalla sua nascita, si è sfaldato e ora cerca di incollare i pezzi. C’è da dire che una parte del “merito” dello sfaldamento va anche a Grillo il quale ha tirato fuori dal cilindro il nome di un esponente della sinistra come Stefano Rodotà. Marini ha pagato una pseudo sponsorizzazione di Berlusconi (negata dall’interessato alla Lucia Annunziata), mentre Prodi è stato mandato al massacro dopo che tutti i grandi elettori del PD, per acclamazione, avevo visto come l’uomo giusto per il Colle. Molti nel PD avrebbero voluto che i grandi elettori convergessero sul nome del professore ma ci sono stati i veti. SEL, entrata in Parlamento per merito del PD ha subito cambiato rotta rompendo quell’accordo firmato prima delle primarie del centrosinistra e sostenendo il candidato del M5S. Cosa sarà del PD non lo si sa. Anche il ministro Barca ha stilato il suo programma ed è antitetico a quello di Renzi. Vedremo quali posizioni assumerà il partito del dopo Bersani. Ora si riparte da zero o quasi. Napolitano darà l’incarico a un suo uomo di fiducia (Amato?) e l’Italia avrà un Governo che porterà avanti l’Agenda Monti, checché ne dicano sia la destra che la sinistra, con il M5S a guardare. Proprio quest’ultimi che pensavo di essere l’ago della bilancia rischiano di rimanere esclusi dai giochi e diventare marginali. In un paese dove ci sono 20 milioni di persone che non hanno accesso ad internet (in special modo gli anziani e la questione del CUD con l’INPS è stato emblematico) si pretende che le decisioni siano adottate dalla rete. Utopia o realtà?
Ultimo punto. Debora Serracchiani, esponente del PD, ha vinto le elezioni in Friuli ed è diventata presidente succedendo al centrodestra. Giovane, renziana, l’esponente del PD lascerà lo scranno di Strasburgo per insediarsi a capo della Giunta regionale del Friuli. Ottimo risultato considerando la situazione nazionale. In bocca al lupo. A livello locale le riunioni autoconvocate dei militanti PD stanno aumentando e domani a Bologna, con il titolo “resettiamo il PD”, ci sarà una riunione alla quale parteciperanno assessori comunali della Giunta Merola (Colombo, Rizzo Nervo e Lepore), il capogruppo PD in consiglio comunale e il Consigliere comunale Benedetto Zacchiroli. Vedremo quali argomenti verranno messi sul piatto della bilancia e quali soluzioni verranno fuori da questo “brain storming” dei dirigenti PD di Bologna. Che escano idee buone anche per Roma?

Annunci

Informazioni su Bruno Angelo Porcellana

Mi piace viaggiare, scattare fotografie e sono molto curioso. Mi piace la multimedialità artistica in tutte le sue forme. Sono un appassionato fotografo, mi piace scrivere ma più di tutto sono interessato alle novità, mi piace scoprire e imparare. Mi piace andare al Cinema. Mi piace sentire la musica in generale, dall'Hard Rock alla sinfonica. I love take pictures, I love writing and I am very curiuous. I like to travel. I like the multi-media in all its forms, video and audio. I'm curious, I like to discover and learning. I like to go to the cinema, I like to hear the music from hard rock to symphonic.
Questa voce è stata pubblicata in Politica e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...